All posts by letiziajaccheri

Elisabeth Stephansen #IDUN

I get this small intelligent book as Christmas present from Kari Hag. It is about the first woman in Norway who took a PhD in Mathematics, 79 years before our Idun Reiten. Well written book.  I enjoyed very much the part about life (the studies in Zurich, the time in Ås) and family (she was fond of her family and she was engaged three times, one with a student). I must admit I did not try to understand the Mathematic, it should be possible as I have passed Math 1 and Math 2 from University of Pisa with decent grades in the 80’s, but I would need more time. Thanks @Kari, you rule. wp-15786369543447698291117525365159.jpg

@informatics_eu #gender #informatics

From 1.1.2020 I will be part of the board of Informatics Europe and lead the Women in Informatics Research and Education (WIRE) Working Group.
Today I will work all day to make a plan for WIRE activities and to prepare a meeting with ELSEVIER. I read this 100 pages document Gender in the global research landscape.

Some quotes from the report “One study finds that only 13% of highly cited authors in 2014 were women; this number varies by discipline, from 3.7%
in engineering to 31% in the social sciences.”

It is a big honor and responsibility to lead such an activity at European level. It fits very well other activities in the IDUN project. I have been thinking about the combination of Informatics and gender for several decades now. Still there are so many things I do not know and so many feelings I have to overcome while working on these issues. First difficulty:  all my past and present work mistakes and failures become so visible to me when I try to work to facilitate other ones to succeed. Second difficulty: gender  work is a topic many people (even scientists!)  have a lot of opinions without having much knowledge.  Let’s go. .ps thanks to John Krogstie who lets me represent IDI in Informatics Europe

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La magia della Befana

In Via Fiume 4 la Befana arrivava dalla porta di cucina. “Venga Befana, li vuole ibbroccoli Befana”. “Nooo” rispondeva flebile la Befana, la Befana era la Gina e alla Gina non piacevano i broccoli. “Ha portato irregali o il carbone?” Chiedeva la nonna. E qualche volta le scappava detto Gina, invece che Befana. La Befana portava le calze coi Befanotti. Il teatrino era il corridoio tra l’ingresso e la cucina, tutti e sei intorno alla nonna e alla Befana Gina. Il nonno e i nostri genitori figure fuori campo. Qualcuno pestava sempre la nonna che si arrabbiava e ci dava un urlo, anche in presenza della Befana. La Befana ci lasciava i regali e il carbone e usciva dalla porta principale e la Gina rientrava dalla porta di cucina.

.ps A Pescia “i regali” si pronuncia “irregali” e “i broccoli” “Ibbroccoli”.

Elena Ferrante La vita bugiarda degli adulti

I get this book as present from my dear friend Elena G. and I am sorry to criticize the book, but I have to. In the quadrilogy, in spite of violence and poor relations, there is always an attempt to lift oneself up, there is always somebody acting as inspiration. Elena lifts up Lila and Lila lifts up Elena when Elena does not want to read, teacher Oliviero inspires both Elena and Lila, even the two dolls, are source of inspiration, as when they disappear, Don Achille gives money to the girls so they can buy their first book, little women.
In “La vita bugiarda degli adulti” there is nothing positive, only lies, bad sex described in such a masculine way that I start to think again that Ferranti is not a woman, at least she was not alone to write this book. The symbol of the book, the bracelet, is mentioned too many times, as symbol of bad relations that do not improve. I hope young people will not read this book as it gives very little hope, while we need hope. 1573727705674_f

Ari Behn

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Sebbene io sia per principio, contro la monarchia, ho seguito con stima la famiglia reale norvegese, per come hanno gestito la vita della famiglia in modo aperto, dal matrimonio di Håkon con la ragazza madre Mette-Marit al meraviglioso discorso del re Harald, in cui riconosce come cittadini norvegesi gli immigrati, gli omosessuali, e tutti noi.
Ho appreso con dolore la notizia del suicidio di Ari Behn. Stanotte mi sono svegliata alle tre per pensarci. Quando vivi in un paese monarchico, i membri della famiglia reale li vedi ogni giorno, sulle locandine dei giornali e sui social, sono come come a parenti lontani.
Le mie condoglianze alla famiglia Reale e alle sue tre giovani figlie.
Ho imparato dal mio professore Reidar tanti anni fa, che la Norvegia ha la fama negativa di essere un paese a alto livello di suicidi e che questo non e’ vero, perche’ per esempio la Francia ha un tasso di suicidio piu’ alto della Norvegia (vedi wikipedia).
Una cosa mi colpisce, come la depressione sia sottovalutata. Perche’ e’ cosi’ difficile aiutare chi e’ depresso? Perche’ chi e’ depresso non prende accorgimenti maggiori, per esempio smettendo di bere alcolici? Perche’ non siamo piu’ aperti sulla depressione e iniziamo a considerarla una malattia come il cancro o la polmonite? Andreste a fare il bagno in mare con la polmonite? No. Io non voglio bere alcolici quando non sono completamente felice. Riposa in pace Ari Behn.

quote rosa

sono professore ordinario dal 2002 in Norvegia grazie a una quota rosa. mentre tanti, sono stati a criticare le quote rosa, mi sono rimboccata le maniche e ho contribuito a far si che adesso, nel dipartimento dove lavoro a NTNU ci sono 50% di ragazze tra i dottorandi, risultato unico per un dipartimento di informatica. sono anche stata richiamata nel consiglio di una multinazionale IT dal 15 al 18, (Reply) con base italiana come quota rosa. di tutto questo sono fiera e credo di avere avuto un piccolo impatto positivo. Invito le giovani donne a non aver paura e prendere incarichi di leadership, con quote rosa o no. se non ci impegnamo e se non smettiamo di ascoltare chi critica e vuole lo status quo, non raggiungeremo mai la parita’ che serve non per noi, ma per i prodotti, i servizi che produciamo. pensate ai giochi elettronici che stanno dilagando tra i giovani, vogliamo lasciare agli uomini il compito di produrre cio’ che intrattiene i nostri figli per gran parte della loro giornata?